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    Corporate Performance Management
    Progetto CPM: visione ERP-centrica vs visione CPM-centrica

    Rientra ormai nel linguaggio comune, anche per i non addetti ai lavori, parlare di progetti in area CPM (o EPM).

    Prima, però, di approfondire quelli che possono essere gli approcci e la nostra vision in merito, ritengo opportuno fare chiarezza sul termine CPM.

    Che cos’è il CPM: definizione e approccio nella selezione del software

    Anche se esistono versioni leggermente differenti, è possibile considerare sinonimi gli acronimi CPM – Corporate Performance Management – e EPM – Enterprise Performance Management – senza commettere grossi errori.

    CPM è il termine con cui si identificano le applicazioni “corporate” presenti in azienda a supporto dei processi di Performance Management (PM), di solito governate dalle funzioni Finance.

    Tra i processi di PM di cui sopra sono presenti:

    • Closing 
    • Consolidation
    • Planning, Budgeting & Forecasting
    • Reporting & Analytics.

    Diversi analisti tendono a classificare i software disponibili sul mercato in ambito CPM proprio in base ai processi supportati, al fine di mettere in evidenza pregi e difetti degli stessi agli occhi di chi deve fare una scelta.

    L’obiettivo di questo articolo, però, non è tanto quello di dare indicazioni nella scelta del software in ambito CPM, quanto di evidenziare due approcci antitetici in fase di selezione che troviamo quotidianamente nelle aziende e che, in funzione del contesto di business, portano a risultati differenti in termini di costi e fruibilità dei software scelti.

    Per fare questo ragionamento, però, è opportuno fare un passo indietro e schematizzare gli applicativi che in azienda sono a supporto dell’area Finance.

    Software CPM: master o slave?

    Una delle viste più classiche dei sistemi a supporto dell’area finance di un’azienda è quella a tre livelli sotto riportata (di cui abbiamo già parlato qui), dove la parte CPM è raffigurata nel layer intermedio tra quello dei sistemi ERP – dove si generano i dati – e quello della Business Intelligence – dove si analizzano i dati.

    Software CPM: master o slave?

    Un progetto in area CPM è, quindi, tale da supportare uno o più dei processi di business sopra elencati, acquisendo dati dal layer ERP, aggregandoli, modificandoli ed eventualmente trasferendoli nei sistemi di BI se lo spessore di Reporting e Analytics presente in ambito CPM non è sufficiente a colmare le esigenze informative presenti.

    E’ proprio nel contesto di scelta di un sistema CPM che emergono i due approcci antitetici, prima anticipati:

    • considerare il layer CPM slave nei confronti del sistema ERP
    • considerare il layer CPM con dignità propria (master).

    In altre parole, nel primo caso il layer CPM è visto come un’appendice di quello ERP: i processi di cui sopra sono visti come gestibili anche in ambito ERP o, comunque, non così strategici da meritare un’attenzione specifica.
    Per questo motivo i processi di business tipici del mondo CPM sono approcciati, in questo caso, secondo differenti forme:

    • scegliendo software proposti dal medesimo vendor presente in ambito ERP
    • scegliendo software integrabili mediante connettori certificati sul layer ERP
    • customizzando il layer ERP.

     Nel secondo caso, invece, i processi in ambito CPM rivestono un ruolo differente ed il layer CPM stesso è realizzato privilegiando software che meglio performano nella gestione dei processi. Il tema integrazione nei confronti del sistema ERP è certamente perseguito senza, però, dare rilevanza strategica alla tecnologia utilizzata allo scopo.

    L’approccio vincente da attuare con un software di CPM

    Dopo 20 anni di lavoro e consulenza in questo ambito, ritengo che il primo approccio non sia vincente.
    Semplicemente perché i processi di business a supporto del mondo Finance hanno specificità tali da dover essere trattati con un’attenzione dedicata pena il rischio di ottenere risultati insoddisfacenti, specie per gli utilizzatori degli stessi.

    E quando parlo di risultati insoddisfacenti mi riferisco, in particolare, a 5 aspetti:

    • fruibilità della informazioni
    • configurabilità del software
    • scalabilità delle soluzioni
    • performance nei tempi di elaborazione
    • manutenibilità di quanto configurato.

    Il layer CPM in questi anni è diventato sempre più strategico in termini di supporto alle decisioni e non in pochi casi è considerato come un “ERP Direzionale”.

    I sistemi ERP, infatti, per quanto si siano evoluti negli ultimi anni, nascono con la finalità di gestire le transazioni. Milioni di transazioni che giornalmente si generano in azienda nei vari ambiti di lavoro.
    L’area CPM nasce, invece, per governare queste moli di dati ed operare su aggregati di queste al fine di perdere il bagaglio amministrativo della transazione e cercare i trend che consentano di capire l’andamento dell’azienda e definire piani di sviluppo futuri.
    In ambito CPM non si opera più sul movimento ma sul saldo, non è interessante conoscere il numero fattura bensì è importante raggruppare per cliente (o cluster) di fatturazione, …

    A questo devono essere aggiunti i contesti di business sempre più dinamici e articolati che hanno accresciuto la centralità del CFO e reso sempre più strategica la sua posizione (qui trovi tutto) e quella dei processi che proprio in area CPM trovano la loro naturale collocazione.

    Implementazione di un progetto CPM: a cosa dovresti puntare e perché

    Ecco che, essendo differenti le esigenze, devono essere diversi anche gli strumenti usati per rispondere alle stesse. 

    Un approccio squisitamente tecnologico rischia di impoverire gli utilizzatori lato CPM e dotarli di strumenti inadeguati, col rischio di non essere pronti e informati quando si devono prendere decisioni di indirizzo.

    Perché se è vero che le decisioni debbano essere prese sulla base di dati e che questi abbiano la loro naturale origine nel sistema ERP, è altrettanto vero che questi dati debbano essere analizzati e questo non può che avvenire sui layer dedicati allo scopo: il CPM per sua natura o, eventualmente, la BI che, però, sempre dal mondo CPM dovrebbe attingere la maggior parte dei dati d’interesse.

    Certo che tutte le scelte hanno costi. Alcuni noti, altri occulti. L’obiettivo nella scelta di un software dovrebbe sempre essere quello di minimizzare il TCO di un investimento puntando anche alla massimizzazione dei benefici per gli utilizzatori delle varie applicazioni.

    In quest’ottica, il concetto dell’integrazione, anche se non deve essere la chiave di una scelta, non può e non deve essere trascurato.

    Come si evince da quanto scritto finora, però, l’integrazione che andrebbe ricercata non è quella verticale, tra layer, bensì quella orizzontale all’interno del medesimo layer (qui trovi un piccolo approfondimento). 

    Perché è lì che c’è valore. 

    E, soprattutto, perché è lì che il mercato propone soluzioni capaci di supportare tutti i processi di business – riferendomi al layer CPM – con la medesima piattaforma, mentre non esistono soluzioni oggi che consentano di integrare lo spessore ERP con quello CPM con la medesima soluzione.

    Perché anche se il vendor rimane lo stesso – esistono vendor che operano sia in ambito ERP sia in ambito CPM -, i prodotti proposti sono differenti, comunque da integrare e talvolta con roadmap incompatibili tra loro.

    Fondamentale, quindi, saper identificare la soluzione che, pur integrandosi con quanto esistente in azienda, consenta di supportare il CFO e gli utenti Finance in modo che l’aspetto squisitamente tecnologico non diventi predominante e fonte di criticità in fase di utilizzo. 

    In questo caso sarebbe l’azienda stessa a non rimanere al passo coi tempi.

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